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Varici: ASVAL il metodo innovativo per la cura delle
varici
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VARICI
Ablation Sélective des Varices
sous Anésthesie Locale
I GRANDI VANTAGGI DEL METODO A.S.V.A.L.
PER LA CURA DELLE VARICI:
PERCHE' RIMETTERE IN DISCUSSIONE IL
PRINCIPIO TRADIZIONALE DELLA CHIRURGIA DELLE VARICI
La teoria tradizionale considera che
la vena safena
è la prima ad essere colpita dalla malattia varicosa (dilatazione
e reflusso), e quindi alla sua origine. L'evoluzione si fa dall'alto
verso il basso: la malattia si sviluppa dalla terminazione della
vena safena
(alla piega dell'inguine per la grande ed al cavo popliteo per
la piccola safena) progredendo sul tronco venoso lungo la coscia
e poi lungo la gamba fino ad interessare le vene collaterali periferiche
su cui si sviluppano le varici vere e proprie. Su questi assunti
la terapia chirurgica passa per l'asportazione sistematica della
safena per trattare il problema radicalmente. Questo principio
viene applicato dal 1907, anno in cui un chirurgo americano (W.W.Babcock)
descrive il trattamento delle varici tramite l'asportazione della
safena.
Questo principio è rimasto invariato 100 anni dopo, pur non avendo
mai fornito evidenze scientifiche inconfutabili sulla sua validità.
Molteplici elementi ci hanno condotto a porci delle domande sul
concetto tradizionale della responsabilità della vena
safena nella malattia varicosa e sul corollario che ne segue
della sua asportazione sistematica:
1) la frequenza di recidive delle varici dopo asportazione della
safena (dal 30 al 70% a secondo delle casistiche); come spiegare
il ritorno delle varici dopo che la safena è stata tolta considerando,
peraltro, che in Francia tale intervento
viene eseguito da chirurghi vascolari esperti da circa vent'anni?
2) l'esistenza di pazienti che presentano varici in presenza di
vene safene non malate; questi pazienti, spesso giovani, non sarebbero
ad uno stadio precoce della malattia? E viceversa la frequenza
di vene safene progressivamente più malate nelle fasce di età
più avanzate non starebbe ad indicare un'evoluzione verso uno
stadio più tardivo?
3) L'esistenza di un solo tipo di intervento
(asportazione della vena safena tramite stripping) indipendentemente
dall'età, dai sintomi e dalla localizzazione delle varici: nonostante
ogni paziente presenti una configurazione diversa delle varici
esisterebbe un solo tipo di intervento
per trattarle chirurgicamente?
METODO A.S.V.A.L.: NUOVO CONCETTO FISIOPATOLOGICO
Il metodo A.S.V.A.L. è basato su un concetto inverso rispetto
a quello tradizionale: l'evoluzione ascendente della malattia
varicosa a partire dalle vene periferiche, dal basso verso l'alto:
le vene più piccole e superficiali, le cui pareti sono più fragili,
sono le prime a dilatarsi (a causa di ereditarietà, traumi, gravidanze,
invecchiamento, stile di vita, etc.). La malattia si evolverebbe
inizialmente nel piano sottocutaneo, vicino alla cute, creando
una rete venosa superficiale dilatata ed incontinente che finirebbe
per creare un effetto di ristagno e di aspirazione nelle vene
safene (situate in un piano sottocutaneo profondo), generandone
un reflusso inizialmente reversibile. La safena è la vena superficiale
dalle pareti più spesse e per di più protetta da uno sdoppiamento
della fascia superficiale sottocutanea nel quale è situata. Sono
le ragioni per cui la vena safena sarebbe l'ultima a degradarsi.
METODO A.S.V.A.L.: NUOVO APPROCCIO TERAPEUTICO
Il concetto fisiopatologico del metodo A.S.V.A.L. porta alla preservazione
della safena sulla base dei due principi seguenti:
1) trattamento più precoce delle varici
per proteggere la vena safena fintantoché è ancora continente
2) l'asportazione delle varici
senza l'asportazione della safena, anche se incontinente: studi
recenti dimostrano che la vena safena recupera un funzionamento
soddisfacente nel 91% dei casi dopo asportazione dei rami collaterali
varicosi. L'asportazione della vena safena sarebbe indicato nei
soli casi in cui la vena safena sia danneggiata in modo irreversibile.
La preservazione della safena ha diversi vantaggi:
- Fisiopatologico: anche se la vena safena drena, cioè trasporta,
solo il 10% della totalità del sangue venoso degli arti inferiori,
sicuramente ha un ruolo importante per il drenaggio del tessuto
sottocutaneo.
- Anatomico: la vena safena interna viene utilizzata per realizzare
i bypass cardiaci o periferici (cioè per il salvataggio degli
arti inferiori); in alcuni casi nessun altro materiale, salvo
la vena safena del paziente,
può essere utilizzato per eseguire un bypass.
L'idea del metodo A.S.V.A.L. è dunque una gestione selettiva del
reflusso venoso superficiale in funzione del contesto clinico
(sintomatologico ed estetico) ed emodinamico propri di ciascun
paziente.
METODO A.S.V.A.L.:
TECNICA MENO AGGRESSIVA- RECUPERO POSTOPERATORIO PIU' IMMEDIATO
1) Chirurgia più dolce:
ogni gesto chirurgico del metodo ASVAL è improntato al rispetto
dei tessuti. L'asportazione dei vasi varicosi viene effettuata
tramite flebectomie minuziose con uncino secondo la tecnica descritta
da Muller. Il principio è di portare via segmenti di vena varicosa
il più estesamente possibile attraverso microincisioni di meno
di due millimetri, effettuate con un ago, evitando rotture e/o
lacerazioni dei vasi per diminuire il sanguinamento. In generale
ogni gesto è il più atraumatico possibile, specie nella manipolazione
degli uncini: per questoc'è bisogno digesti precisi e di uno studio
con mappaggio preoperatorio accurato e rigoroso.
Qualora si renda necessaria l'asportazione della vena
safena, la si esegue tramite stripping per invaginazione su
filo, sempre in anestesia locale: tale tecnica rispetta sempre
i principi della dolcezza dei gesti e della minima aggressività
rispetto allo stripping tradizionale, comportando quindi minimi
sanguinamenti ed ematomi.
2) Anestesia più leggera:
salvo casi particolari, l'anestesia è sempre locale, molto diluita.
Questo tipo di anestesia presenta molti vantaggi: riduzione del
rischio anestesiologico, riduzione massima dei sanguinamenti operatori
(e quindi delle ecchimosi e degli ematomi postoperatori) per effetto
del vasospasmo, deambulazione precoce (e quindi prevenzione della
trombosi venosa e minore inabilità)
3) Recupero postoperatorio più immediato:
il paziente può uscire un'ora dopo la fine dell'intervento,
con il consiglio di camminare il più possibile. Nessuna attività
è formalmente vietata nei giorni seguenti, salvo stare a lungo
in piedi fermi, fare lunghi viaggi seduti o praticare sport in
modo intensivo. Gli studi scientifici mostrano che con questo
metodo meno aggressivo si riducono notevolmente i dolori postoperatori
(il 42% dei pazienti non prendono antidolorifici e l'86% assume
meno di sei compresse nei primi otto giorni postoperatori) e la
durata del periodo di assenza dal lavoro (sette giorni in media,
in genere più per precauzione e per comodità che per reale necessità,
tanto che il 25% dei pazienti lavorano dal giorno seguente l'intervento,
in funzione anche del tipo di intervento, dell'attività svolta
e della volontà e/o necessità di rientrare al lavoro)
FIG. FLEBECTOMIA:
Flebectomia: dopo aver eseguito una microincisione, il chirurgo
può accedere alla vena varicosa ed estrarla con un minuscolo uncino.
La vena
viene presa e dissecata con delle pinze, sezionata ed asportata.
Il gesto è molto delicato nel rispetto della cute e dei tessuti
sottocutanei.
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